Creme Solari: quali usare, come e perché

Le creme solari

L’estate è ormai entrata nel vivo e nessuno resiste alla tentazione di un’abbronzatura veloce, i rischi legati all’esposizione prolungata e non protetta del sole, tuttavia, sono moltissimi. In linea di massima tutti sanno a cosa vanno incontro se non utilizzano creme solari stando ore e ore al mare nelle ore di punta, e non è solo di scottature che parliamo, ma poi quando si tratta di scegliere i prodotti giusti la disinformazione dilaga. Gran parte degli italiani, infatti, acquista i solari basandosi sulla marca, commerciale o di nicchia, o sulla consistenza, olio o crema, ma non conosce le differenze tra filtri chimici e fisici o il proprio fototipo.

È opinione comune, inoltre, che una crema a protezione alta non faccia abbronzare ma si tratta di un grosso equivoco. Non ci si abbronza se non si utilizza un prodotto adatto al proprio fototipo: per esempio, se si è molto molto chiari e si utilizza una crema 50+ si otterrà comunque una discreta tintarella senza incorrere nelle fastidiose bruciature che portano, inevitabilmente, a fastidi e screpolature. Se invece si ha un fototipo molto scuro bisognerà utilizzare una protezione 20 che protegge la pelle ma, al contempo, sollecita la melanina. Fare l’acquisto giusto non è sempre un’operazione da poco anche perché le pubblicità spesso e volentieri inducono in errore.

La migliore formula, secondo gli esperti, è una crema che contenta al suo interno sia filtri fisici (ovvero minerali che riflettono i raggi solari impedendone la penetrazione) sia chimici (ovvero sostanze chimiche che assorbono le radiazioni solari) e che rispetti, grosso modo, i seguenti parametri: spettro d’assorbimento (280 -380 nm), buona stabilità chimica, buona fotostabilità; buon profilo tossicologico (tossicità acuta e a lungo termine molto basse, assenza di fototossicità, non sensibilizzante, non fotosensibile, assenza di assorbimento percutaneo); inodore; buona tollerabilità da parte di cute e mucose; non irritante; buona solubilità, compatibilità e stabilità nel prodotto finito (incluso il packaging); elevato coefficiente di estinzione, lunghezza d’onda massima e coefficiente di estinzione non influenzabili da solvente o pH; non deve causare scolorimento della pelle e dei tessuti.

Non è facile destreggiarsi tra tutti questi tecnicismi che, il più delle volte, non vengono spiegati sulle etichette. Proprio per questo motivo è utile rivolgersi ad esperti del settore o a rivenditori che possono aiutare i clienti a fare una scelta oculata. Del resto, secondo i chimici e gli esperti di tecnologie farmaceutiche, anche la differenza tra filtri chimici e fisici è inappropriata e per l’utente resta molto difficile destreggiarsi, senza essere tradito dalla pubblicità, nella selva di prodotti in circolazione. Buoni consigli, al di là del filtro, sono quindi quelli di lavarsi accuratamente dopo l’esposizione solare per evitare residui cancerogeni, utilizzare un buon dopo sole, e applicare nuovamente la protezione dopo ogni bagno, doccia o sudorazione eccessiva.

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