Brexit pesa sulle Borse europee

Brexit pesa sulle Borse europee
12 Giu
4:52

L’effetto Brexit, l’attesa per il referendum che il 23 giugno potrebbe decretare l’avvio del processo di uscita di Londra dall’Unione Europea, continua a spaventare i mercati. E nell’ultima seduta della scorsa settimana, il peso della Brexit si è fatto sentire in tutta la sua incisività, contribuendo a bruciare più di 200 miliardi di euro di capitalizzazione nell’indice Eurostoxx 600, dove i bancari sono stati presi di mira più di altri settori.

Milano è stata la peggiore Borsa dell’intero Continente, con il FTSE MIB che ha ceduto il 3,62 per cento a 17.120 punti. Ma in Europa il segno meno ha riguardato tutte le principali piazze, con la registrazione dei passi indietro di Madrid (- 3,18 per cento), Francoforte (- 2,52 per cento), Parigi (- 2,24 per cento) e Londra (- 1,86 per cento).

Più nel dettaglio, a Piazza Affari ad andare notevolmente male è stato il settore bancario, estremamente volatile dinanzi al rischio che il referendum del 23 giugno possa premiare i leave e non i remain, e stretto altresì dalle preoccupazioni della gestione delle sofferenze e degli aumenti di capitale di Veneto Banca e Banco Popolare. E così, il lungo elenco di segni meno è particolarmente impietoso: Ubi Banca – 6,57 per cento, Banca Popolare dell’Emilia Romagna – 6,55 per cento, Monte dei Paschi di Siena – 6,51 per cento, Unicredit – 6,37 per cento, Banca Popolare di Milano – 5,79 per cento, Mediobanca – 5,48 per cento, Banca Popolare di Sondrio – 5,27 per cento, Banco Popolare – 5,2 per cento, Intesa Sanpaolo – 4,1 per cento, Banca Carige – 2,97 per cento, Credem – 2,29 per cento.

Nel Forex, i cambi hanno portato l’euro sotto quota 1,13 dollari a 1,1295 dollari in chiusura di sessione, e a 120,76 yen. Per le commodities, continuano le prese di profitto sul petrolio, visto che a Londra il Brent perdeva oltre 1,10 dollari a 50,86 dollari la barile, e a New York il Wti veniva scambiato a 49,53 dollari al barile, in flessione di circa un dollaro. In un simile scenario, l’oro continua a prendere terreno, garantendosi un rinnovato ruolo di bene rifugio: il metallo prezioso venerdì veniva dato in progresso di 2 dollari a 1.271 dollari l’oncia.

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